VIVERE ALL’ESTERO COL POWER BANK IN TASCA

Quando ho iniziato il mio nuovo capitolo di vita in Spagna, ero una donna adulta e direi anche realizzata. Eppure, catapultata in questa nuova realtà, mi sono improvvisamente sentita incapace, in difficoltà davanti a cose che fino a poco prima gestivo con naturalezza.
Ero concentrata soprattutto sul “capire”e sul “fare”. Come recuperare energie, mentre costruivo nuovi ritmi e riferimenti, era una domanda che mi ponevo molto meno.
Quanta energia dedichi ad adattarti?
Devi capire il sistema sanitario, farti assegnare un medico, ottenere i documenti, rinnovare la patente, aprire la partita IVA…. Ogni procedura ha una sua logica, che tu devi ancora imparare, spesso in una lingua che conosci poco. Ti prepari quello che vuoi chiedere, arrivi allo sportello e la risposta prende un’altra direzione. Aiuto!
Intanto cerchi anche un parrucchiere che non ti bruci almeno i capelli, la banca con gli interessi più vantaggiosi, la palestra dignitosa. Perché nel trasferimento c’è tutto, comprese quelle piccole abitudini a cui prima dedicavi pochissimi pensieri.
A volte ti senti in imbarazzo, altre in difetto. Può affacciarsi un pensiero: «Com’è possibile arrivare a 40 anni e sentirmi così?». Poi lo metti da parte, perché è fondamentale portare a termine quello che devi fare. Quando ci riesci ti senti orgogliosa, oppure passi direttamente alla questione successiva. Dipende dai giorni, da quanto tempo hai, da quante cose sono rimaste in sospeso.
Se hai figli piccoli poi, quando torni a casa devi occuparti anche di loro e aiutarli ad ambientarsi, ad inserirsi, trovare nuovi amici. Sei stanca, ma cerchi di trasmettere entusiasmo per questo nuovo mondo, mentre tu stessa stai ancora cercando di capirlo. Vorresti risparmiare loro le tue difficoltà e accompagnarli con fiducia nelle loro.
All’inizio prioritario è “fare”. Il tempo per riconoscere quanto hai affrontato arriva spesso più avanti.
Con gli anni, per fortuna, molte cose diventano semplici. Impari la lingua, comprendi il contesto, costruisci abitudini che senti tue. Alcuni aspetti di quel Paese ti piacciono più di quelli a cui eri abituata, incontri persone importanti, scopri capacità che forse non sapevi di avere. Ti guardi indietro e riesci a darti il merito di esserci riuscita.
Il processo, però, continua a cambiare insieme alla tua vita.
Arrivano quindi i figli cresciuti e le loro nuove tappe di vita, i loro nuovi bisogni, i nuovi sistemi scolastici… Cambi lavoro e cerchi di comprendere come vengono gestiti i rapporti, che cosa ci si aspetta da te, quanto essere diretta senza venire fraintesa. Una nuova necessità sanitaria ti porta a conoscere un altro pezzo del sistema. E poi ci sono i documenti da rinnovare, con gli appuntamenti al consolato che a volte sembrano avere una vita propria.
Hai più esperienza e sai come muoverti. Questo aiuta moltissimo. Rimane comunque un’attenzione da dedicare a ciò che incontri, alle differenze, al modo di comunicare e di interpretare quello che succede.
A tutto questo si aggiunge il quotidiano, quello del tutto simile anche a chi è rimasto nel proprio Paese. Il lavoro, la famiglia, gli imprevisti da gestire. Sono fatiche comuni, vissute però con risorse e appoggi diversi.
Anche quando sei perfettamente integrata, può capitarti di dover organizzare ogni dettaglio per assentarti un pomeriggio. La famiglia è lontana e, pur essendo disponibile, per aiutarti dovrebbe prendere un aereo. Devi trovare altre soluzioni.
Se sei fortunata, alcune nuove conoscenze diventano una famiglia d’appoggio. Ci si comprende, ci si aiuta, si cominciano a condividere anche momenti belli. Sono rapporti che possono dare molto alla vita all’estero, proprio perché nascono da esperienze comuni e da una vicinanza che si costruisce giorno dopo giorno.
Ma ci vuole tempo. E il bisogno di una mano può arrivare quando quel tempo ancora non c’è stato.
Ti ritrovi allora a pensare: «Devo fidarmi o fidarmi». Conosci quella persona da poco, ma nel frattempo, però, devi andare a lavorare e qualcuno deve prendere tuo figlio a scuola.
Anche creare una rete assorbe energie, soprattutto nei periodi in cui ne avresti più bisogno e sei già molto impegnata. Un power bank in tasca farebbe comodo anche per noi, purché ci ricordassimo di ricaricarlo. Con il telefono siamo abbastanza attente; con le nostre energie può capitare di rimandare ancora un po’.
Poter raccontare una giornata difficile a qualcuno che ti ascolta può essere un modo per recuperarle. Con tuo marito o con le persone che stanno vivendo esperienze simili, magari riesci a parlare liberamente, senza dover spiegare troppo. Con la famiglia in Italia può essere più complicato: vuoi evitare preoccupazioni oppure temi quel «eh, sei voluta andare via…». Così scegli cosa raccontare e cosa tenere per te, anche quando avresti semplicemente bisogno di sfogarti.
E noi, quando ci ricarichiamo?
Poter parlare con qualcuno aiuta. Poi ci sono quelle giornate in cui servirebbe anche che qualcuno prendesse in mano una delle cose di cui ti occupi. Perché puoi raccontare quanto sei stanca e sentirti compresa, ma se dopo quella conversazione tutto rimane sulle tue spalle, il giorno successivo ricomincia più o meno allo stesso modo.
Col tempo diventi più veloce a risolvere, conosci le persone da chiamare, sai come organizzarti. E proprio perché te la cavi, può succedere che sempre più cose passino da te. Gli altri si abituano, tu anche. Persino chiedere una mano richiede di fermarti, spiegare, accordarti… a volte sembra più semplice fare direttamente.
Avere esperienza ti permette di affrontare meglio molte situazioni. L’energia che impieghi merita comunque di essere considerata. Una conversazione di lavoro in un’altra lingua, per esempio, può essere ormai del tutto naturale e richiedere ancora attenzione alle sfumature, a come verrà interpretata una frase. E quando arriva una questione nuova, ricomincia quel lavoro di ricerca: capire a chi rivolgerti, quali informazioni siano affidabili, che cosa fare prima.
Se guardi soltanto il risultato, magari pensi di aver concluso poco. Hai fatto due telefonate e preso un appuntamento. Sì, ma quanto lavoro c’è stato dietro?
Recuperare energie all’estero: capire che cosa ti serve
Nella pratica della mindfulness può capitare di accorgerti della stanchezza solo quando ti fermi. Senti il peso del corpo sulla sedia, lasci che il respiro trovi il suo ritmo e ti rendi conto di quanto eri rimasta tesa. Fino a un momento prima pensavi soprattutto a finire.
Quella pausa può aiutarti a capire di che cosa avresti bisogno. A volte è riposo, altre è stare un po’ per conto tuo dopo una giornata di richieste. Oppure hai passato tanto tempo a occuparti di cose necessarie che avresti voglia di fare qualcosa per il semplice piacere di farlo. Vedere un’amica, muoverti, scoprire un posto nuovo nella città che ormai chiami casa.
Anche questo fa parte della vita all’estero. Ci sono relazioni, luoghi e abitudini che ti fanno stare bene e che magari sono tra le ragioni per cui sei contenta di vivere lì. Nei periodi pieni può capitare di rinunciare proprio a questi momenti, perché sembrano più facili da rimandare di tutto il resto.
Può essere utile osservare, per qualche giorno, che cosa ti lascia più stanca e dopo quali momenti senti di aver recuperato un po’. Potresti scoprire che alcune attività ti impegnano molto e ti danno anche soddisfazione, mentre altre, apparentemente piccole, ti pesano ogni volta. Vale la pena capire che cosa le rende così faticose.
Dare un seguito a quello che hai capito
Nel coaching questa osservazione può diventare un lavoro concreto sulle tue giornate. Se una responsabilità ti assorbe molto, quali possibilità hai di condividerla? Ci sono accordi familiari che risalgono al trasferimento e che oggi potrebbero essere rivisti? Quale spazio vorresti recuperare, e che cosa servirebbe perché fosse davvero disponibile?
A volte la richiesta va precisata. «Ho bisogno di una mano» lascia aperte molte interpretazioni. Dire «questa settimana puoi occuparti tu dell’appuntamento, dalla telefonata all’organizzazione?» rende più chiaro anche quanto comprende quell’aiuto.
Altre volte gli appoggi disponibili sono pochi e costruirne di nuovi richiede tempo. È una condizione concreta, di cui tenere conto quando valuti quanto chiedere a te stessa. Può voler dire ridurre qualche impegno, lasciare in sospeso una cosa meno urgente, accettare che in questo periodo le tue possibilità siano queste.
Dopo tanti anni all’estero puoi essere contenta della vita che hai costruito, capace di affrontarla e avere ancora bisogno di recuperare. Con il telefono, quando la batteria scende, cerchiamo abbastanza in fretta una presa. Per noi può essere più complicato capire che cosa ci ricarica. Merita un posto anche questo, tra le cose di cui occuparci.
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